AUGURI A TUTTI.
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Buon Natale. Ogni tanto penso al grande dispiego di lettere, bigliettini, citazioni colte, bottiglie di champagne e panettoni che non mi sembra arricchiscano di sorrisi il periodo delle feste, visto che questo scambio affettuoso di attenzioni, questa per lo più falsa corrispondenza d’amorosi sensi, è orizzontale fra gli autorevoli e stimatissimi protagonisti della “Lecce Bene”. Io non voglio dovermi un domani vergognare dei miei auguri natalizi. Non credo serva un’approfondita conoscenza delle sacre scritture per risalire al senso di questo giorno così speciale: “Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nell’albergo.” [Luca 2, 6-7] Questa è, per me, la più bella delle descrizioni natalizie, la fotografia dell’amore, della famiglia, della vita, della maternità, della gioia. E dunque per me Gesù, che si farà Cristo, anche quest’anno viene a piantare la sua tenda proprio tra le nostre case vecchie e fatiscenti (si ci sono!), nei nostri vicoli bui ed a volte violenti perché dimenticati dall’uomo, viene a dedicare una carezza sui visi dei carcerati, a volte duri eppure dolcissimi, perché attraversati da una lacrima che rappresenta la distanza dalle mogli e dai figli in quella notte di preghiere e doni. Gesù nasce nel ghetto di Betlemme, lontano dalle luci sfavillanti, nasce povero, emarginato, ed è costretto ad emigrare in un paese straniero per salvare la propria vita. Se Gesù rinascesse, insomma, non rinascerebbe in piazza Sant’Oronzo ma fra la 167 e le Vele. Il Natale è il miracolo della vita, che non si stanca, anno dopo anno, di nascere, di - nascere - di - nuovo - in questo nostro mondo che fa di tutto per dimenticarlo ed ignorarlo. Certo un Babbo Natale sulla slitta trainata da renne è più romantico, di certo vende di più e poi anche le luci ci abbagliano fino al punto che non si può più vedere la stella: anche perchè ci dimentichamo di guardare in alto, così presi dalla frenesia degli auguri fra autorità e potenti. È un Natale di guerra per l’occidente, una guerra che è però lontana e i cui morti contano solo se sono a stelle e strisce, non certo i civili iracheni, poveracci confusi, vittime innocenti - i santi innocenti di oggi- della follia del petrolio. Vi prego, vi prego, vi prego. Almeno il giorno di Natale che sia il giorno dei molti del ghetto sempre più poveri, sempre più disperati, sempre più arrabbiati, non il giorno di una economia per pochi panciuti, spocchiosi, arricchiti, sporcaccioni, indifferenti. Anche qui, “nella porta d’Europa”, i poveri ci sono, i senza tetto ci sono, gli invisibili sono tali solo a chi si guarda le scarpe nuove mentre cammina e stringe mani; ma tutte queste tristi realtà sono solo statistiche e gli emarginati vengono sbattuti negli angoli piu’ oscuri ed emarginati lontano dalla citta’, dalla luce, dal benessere. Non amo l’America, è risaputo, ma ciò non vuol dire che io non guardi con attenzione gli americani. Il 28 Agosto del 1963 Martin Luther King, in un memorabile discorso politico, anzi, Politico, pronunciò queste parole:"Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!" Sono passati più di quarant’anni, sono cambiate molte cose, col sangue, purtroppo, m la questione nera in America, culla della democrazia (???) esiste ancora. A Cichago, nel ghetto, è nato l’Angolo della Pace, grazie all’impegno degli Italiani, di tanti giovani italiani, per lo più del Sud. Così racconta Padre Mauro: “Grazie all’ingegno e alla passione di questi giovani meravigliosi il Peace Corner e’ cresciuto. Grazie anche alla generosita’ di tanti amici italiani e di qui, adesso il centro e’ in un edificio meno fatiscente, sempre pero’ nel cuore del ghetto, anzi in una parte del ghetto ancora piu’ violenta e degradata. Un numero incredibile di giovani frequentano il centro, una media di 80-90 al giorno. E di ben sette bande diverse. Ma mai un litigio, mai una rissa, mai una parola troppo offensiva. Il miracolo dell’amore, amore donato e che viene ricambiato 100 volte tanto. Amore incredibile fatto di poche parole ma di molti gesti e di sguardi pieni d’affetto”. Mentre gli americani tentano di esportare la democrazia con la forza delle armi, gli italiani all’estero costruiscono la solidarietà orizzontale. Ed allora Buon Natale ad una città che sono convinto possa diventare la città solidale, buon Natale agli anziani perché non muoiano mai più da soli, ai detenuti innocenti e colpevoli perché la giustizia sia più celere, buon Natale alle prostitute per bisogno, buon Natale agli sfrattati, buon Natale a chi vive negli appartamenti umidi e cadenti che un tempo furono gli albori delle tante speculazioni edilizie che invadono la nostra Lecce. E buon Natale anche ai benestanti. Perchè…senza affetti nessuno sceglierebbe di vivere anche se avesse tutti gli altri beni … (Aristotele 349 a.c.)
Mauro Giliberti
Giornalista
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