Sotto organico di 15 tecnici, il laboratorio analisi del Vito Fazzi va avanti solo grazie al sacrificio degli operatori. Situazione intollerabile.

Le attese di ore al laboratorio analisi del Vito Fazzi per un prelievo di sangue, dove basta un’infermiera ammalata per mandare in tilt un reparto cruciale, sono un fatto inaccettabile. Il diritto degli utenti ad avere tempi ragionevoli per effettuare le analisi per me è un diritto di base dei cittadini. Per questo mi sento vicino e accanto al primario Giambattista Lobreglio, che ho sentito personalmente e al quale va tutto il mio sostegno e la mia solidarietà.

Le difficoltà del reparto sono riconducibili, ancora una volta, alla carenza di organico resa più evidente e grave dopo l’incendio dei giorni scorsi al laboratorio analisi di Galatina. Come è possibile - mi chiedo - che un laboratorio ospedaliero di 2° livello come il Fazzi, che dovrebbe contare su 30 tecnici, ne dispone solo di 15, appena la metà?

Gli infermieri-prelevatori sono 6. Di questi 3 operano agli sportelli (uno a contatto con gli utenti e 2 che inseriscono i dati). Gli altri: 2 lavorano a part time, 2 beneficiano della legge 104.

Tra i dirigenti vi sono 4 medici in turno e 8 biologi (che non possono fare i prelievi). Tra i pochi medici c’è chi smonta, chi deve lavorare la notte, chi è di riposo, chi è di pomeriggio.

E mentre veniamo a sapere che è in corso di definizione l’organizzazione della Rete della Diagnostica dei laboratori. In relazione al piano di riordino ospedaliero, alcune analisi verranno centralizzate e verrà ben definita la tipologia di prestazioni che ogni laboratorio dovrà erogare.

Mi duole dover constatare la drammatica difficoltà del primario che non sa dove sbattere la testa e mi duole ancor di più vedere il presidente della Regione Emiliano continuare il congresso permanente del PD, trascurando totalmente i problemi del territorio. Prenda il primo volo (purtroppo non ce ne sono tanti) e torni in Puglia.

Vorremmo invece una politica che dinanzi ad un fatto del genere facesse quadrato, schierandosi in maniera unitaria e compatta al fianco del dott. Lobreglio nell’interesse dei cittadini.

Trovo assolutamente inaccettabile il silenzio della Regione, ecco perché per me il ruolo di un sindaco, quale massima autorità sanitaria, vorrà dire essere al fianco di medici e operatori della sanità al fine di veder garantiti i servizi per i cittadini.   

Mauro Giliberti